Il caos elegante di “Lorenzago Aperta”.
Parte prima: introduzione
Non è facile descrivere, dopo 13 intensissime edizioni, tutte diverse l'una dall' altra, la complessità e la leggerezza del progetto di "Lorenzago Aperta".
Per noi dell’ Associazione Culturale “ImmaginAria”, curatori della manifestazione,
è quasi impossibile farlo senza scadere nell' emozione del ricordo degli innumerevoli avvenimenti, grandi e piccoli, che precedono, accompagnano e seguono il lavoro estivo, permeando i pensieri di ogni giorno.
Un progetto come il nostro, partito dalla passione per l'arte di tre amici, si è trasformato anno dopo anno in una magnifica e complessa realtà, che ad ogni stagione aumenta di spessore, di intensità e qualità partecipativa, di ampiezza di idee
e di confronti, di estensione geografica e mentale.
"Lorenzago Aperta" è ormai diventata parte integrante del magnifico e acculturato paese che la ospita, finendo col diventare una "nuova tradizione" che concretamente accosta modernità e tradizione, cultura e divertimento intelligente, creatività e libertà intellettuale. Siamo molto fieri di questo risultato.
Crediamo senza falsa modestia che questa manifestazione sia diventata una piccola perla, un fiore all’ occhiello dell’ estate cadorina e bellunese .
E la domanda di una visitatrice, una professoressa molto interessata all’ evento anche per parteciparlo ai suoi studenti in città, che ci chiede con emozione prima di entrare: “Ma questa mostra è post-moderna o contemporanea?”, rimane un gioiello sull’ attenzione che ci siamo meritati.
Noi ci aspettiamo altre domande di tale spessore ed interesse, soprattutto da parte di chi vuole aiutarci a progredire. Venite a trovarci, sapremo cosa rispondere.
Parte seconda: ringraziamenti
Abbiamo sempre avuto il massimo appoggio e aiuto dal Comune di Lorenzago e dal suo sindaco Mario Tremonti, che ha sempre parole d’ elogio per il nostro lavoro in ogni intervista televisiva. Approfittiamo di questa occasione per ringraziarlo di cuore.
Siamo sicuri che la nuova Amministrazione del paese cadorino (in primavera vi saranno le elezioni) non vorrà disperdere il patrimonio d’ arte e di cultura che rappresenta la manifestazione.
E ringraziamo vivamente le altre istituzioni che ci hanno supportato concretamente, in particolare il Consorzio BIM Piave, e poi Matteo Gracis e il suo Nuovo Cadore,
e ancora gli altri amici, uno ad uno. Grazie a tutti e…alla prossima!
E poi, doverosamente, i bravi giornalisti che ci hanno seguito con attenzione negli anni, da Walter Musizza a Marina Rosset, da Stefano Vietina a Marta De Zolt del “Corriere Delle Alpi” e poi Renato De Carlo e Irene Pampanin del “Cadore”.
E anche Nelio Grandelis, la nostra insostituibile Teresa, che ha eseguito vari servizi
sui matti cadorini, e poi TeleBelluno, Antenna Tre Veneta, RaiTre, ecc., nonché le riviste specializzate d’ arte.
Parte terza: qualche problemino…
Naturalmente, come in ogni attività umana di chi ha il coraggio di esporsi, non manca qualche critica, che però ci tranquillizza forse più degli elogi perché proviene dalle categorie umane che non riusciamo proprio ad ascoltare: i professionisti del mugugno dal profondo dei bar (fra l’altro mai visti alla mostra o agli eventi), e i dinosauri saccenti conservatori ad oltranza, estinti a loro insaputa.
Ci dispiace per loro, ma noi andiamo avanti tranquillamente.
E ripetiamo ad alta voce, senza dire nulla di pericoloso: le Scuole dovrebbero essere sempre aperte, come le biblioteche, le mostre, i musei, insomma ogni luogo dove si fa cultura e dove pullula la vita consapevole e attenta.
Dobbiamo anche notare, e questo ci dispiace parecchio, come “Lorenzago Aperta” sia più conosciuta e rispettata in città e in pianura più che quassù in montagna, e che le osservazioni più intelligenti vengano dai “foresti” più che dai bellunesi.
Spero proprio che il nostro Cadore, se vuole crescere anche e soprattutto culturalmente, impari a confrontarsi con realtà alternative senza nascondersi dietro
ai soliti facili pregiudizi.
Ci spiace anche per certuni giornalisti, poco rispettosi innanzitutto del loro importante lavoro, che addirittura si presentano due giorni dopo la chiusura della mostra, oppure altri che, a una sollecitazione di presenza, rispondono orgogliosamente di “essere in ferie”. Naturalmente a coloro risponderemo con un doveroso “aumento” delle vendite e della pubblicità dei rispettivi giornali.
Ma questi sono normali incidenti di percorso, del tutto superabili.
Parte quarta: la filosofia di “Lorenzago Aperta”
Forse non è mai stato detto, ma la verità è che noi organizzatori non sappiamo davvero come la mostra si svilupperà nella bellissima sede delle Scuole Medie. L’ unica cosa che sappiamo per certo è che tutti i lavori che verranno esposti saranno importanti, sinceri, urgenti, veri ed eseguiti a “regola d’ arte”, come si diceva una volta e come si dovrebbe essere orgogliosi di dire anche oggi.
Francesca ed io aspettiamo, accogliamo e indichiamo a grandi linee le esigenze dell’ allestimento. La mostra si farà da sola, come una forma di vita intelligente, intuitiva e autonoma.
Perché secondo noi così deve essere: in questa frazione di civiltà dominata da un difficile e sempre precario equilibrio fra la libertà e la sicurezza, noi optiamo per il tempo sospeso dell’ arte, che sbilancia le nostre certezze e ci precipita in un bellissimo disordine creativo, che non vogliamo assolutamente contrastare in alcun modo.
Ecco, Lorenzago Aperta è anche questo: il rumore della foresta che cresce.
Lasciamo volentieri ad altri il compito di organizzare feste mascherate, evitiamo attentamente il folklore facile e le sagre della salsiccia (anche se, quando decidiamo di metterci ai fornelli, i nostri “pranzi selvatici” – piatti a-tipici nostrani - si fanno ricordare a distanza di anni…) , e curiamo bene l’ originalità delle nostre proposte (quest’ anno il corso di femminilità di Gianluca De Col, la nostra insostituibile Cassandra, ha avuto un clamoroso successo…).
Non amiamo nemmeno le prove di forza, le gare, le competizioni, le classifiche con i primi e gli ultimi posti. Restiamo fedeli alla concezione romantica dell’ arte, che “di nobil ha che nessun vince”. Per le gare, anche spietate, sarà la vita a provvedere.
Cerchiamo invece con le persone e con gli artisti un dialogo vero, sensato, profondo. Sappiamo bene che una critica ben fatta è di molto meglio di un elogio ruffiano. Anzi, è proprio dalla profondità delle osservazioni che valutiamo inviti e collaborazioni future. Ci piace circondarci di persone capaci ed appassionate, che sappiano aggiungere vita alla vita.
Ci interessano la qualità, l’ originalità, la passione, l’ urgenza espressiva.
E poi l’ attitudine allo studio, all’approfondimento dei temi e dei metodi messi in campo, il rifiuto della superficialità e del passivo adeguamento alla realtà, lasciandosi galleggiare fra tentativi poco convinti e critiche troppo facili.
A noi questo tran tran non interessa : sappiamo che l’ approfondimento e lo studio costano fatica, ma ripagano con grandi emozioni e risultati positivi. Questa è la strada che intendiamo seguire per migliorare.
Non ci interessa invece la politica in senso stretto, non cerchiamo assolutamente il consenso facile né l’ appartenenza a una idea oppure ad un’ altra. Crediamo questa sia una forte garanzia di indipendenza e di rispetto, soprattutto per noi stessi e per i nostri artisti, che devono sentirsi assolutamente liberi nei loro pensieri e nelle loro azioni.
Parte quinta: le attività
In questi 13 anni abbiamo accolto oltre 800 artisti, e almeno una trentina dei quali hanno partecipato e partecipano alle Biennali di Venezia e ad altre importantissime rassegne artistiche in tutto il mondo. Abbiamo uno scatolone pieno di inviti, che ci arrivano da tutta Europa e oltre, da parte dei “nostri” giovani che si fanno onore ovunque vadano.
Nell’ ultimo numero di “Arte”, per dirne solo una, è presentato un eccellente giovane pittore che sta avendo un grande e meritatissimo successo europeo e raggiungendo grosse quotazioni. Il suo nome? Vi lasciamo il piacere di scoprirlo…
Abbiamo organizzato oltre un centinaio di concerti, di performance, di eventi estemporanei, di improvvisazioni teatrali, sonore, culinarie, poetiche, rumoristiche, cinematografiche, danzerecce, sperimentali, e chi più ne ha più ne metta; e ognuno dei partecipanti ha sempre dato il meglio di sé e ottenuto risultati originali e validissimi.
Siamo sempre in contatto con importanti realtà italiane ed europee.
Siamo stati oggetto di interviste, di servizi televisivi e radiofonici, di ricerche, addirittura di due tesi di laurea, insomma siamo contenti di questo nostro percorso.
Uno dei nostri fiori all’ occhiello è la collaborazione con la giovane e bravissima artista bresciana Francesca Conchieri ed il suo centro culturale Tre Torri, con la quale abbiamo realizzato alcune mostre e performance artistiche, come “L=mc2” e “Là-qua”, arte affluente nella zona della Valcamonica e con la quale abbiamo in mente parecchi esperimenti…
Per questo ogni momento dell’ anno è buono per parlare di “Lorenzago Aperta”: perché essa è il punto focale di un’ energia in continua evoluzione, con mille ramificazioni che - a sorpresa – producono e produrranno chissà dove e chissà quando eventi e movimenti inaspettati. Tenetevi pronti!
Parte sesta: la mostra e l’ arte.
Anche quest’ anno la partecipazione dei visitatori è stata importante (oltre 2500 persone, i cataloghi sono andati esauriti in un batter d’occhio…), e le critiche molto positive. Come sempre, comunque, di sicuro è stata bandita l’indifferenza da parte di chi ha voluto seguirci.
I corsi e i laboratori, affollati e partecipati, gli spettacoli teatrali, i concerti, le improvvisazioni e le performance artistiche, insomma il vasto programma si è svolto nel solito disordine ordinato, lasciando in tutti la sensazione di avere partecipato a uno scorcio di un nuovo mondo possibile.
E l’ arte? E gli Artisti? Difficile, e soprattutto inutile, stilare una graduatoria di merito e di interesse riguardante artisti ed eventi. Ognuno ha dato il massimo e tutti hanno presentato lavori degni di nota.
Emozionante la cerimonia d’ apertura della mostra, con la nostra inimitabile Cassandra Casbah a riversare su un piazzale gremito di visitatori attoniti un bellissimo discorso filosofico-satirico sulla bellezza e sulla vita.
Di indefinibile ed eterea bellezza la performance solista di Fuad Ahmadvand, che ha suonato il suo santur, uno strumento a corde della tradizione iraniana, nell’ atrio delle scuole, trasportando gli spettatori in un inaspettato angolo di deserto.
Bello il concerto dei King Kong Five, a riproporre il sound di Mano Negra e Manu Chao, e riuscito poi l’ accostamento, piuttosto ardito, fra la batteria di Gianluca Schiavon e la danza classica di Stefania Di Quarto.
Il teatro dell’Oratorio, purtroppo non sempre affollato come meriterebbero le compagnie, bravissime e motivate, è stato onorato comunque dai bravi “Comelianti”
e dal gruppo cadorino “la Fontana Conta”, che hanno proposto le loro commedie con risultati artistici notevoli.
E anche per quanto riguarda la presentazione di libri, interessanti e attuali, dobbiamo registrare una presenza di pubblico purtroppo inferiore alle attese. Dovremo dedicarci anche noi alle “sfumature di grigio”??? A dire il vero, preferiamo un solido bianco e nero montanaro: il pubblico arriverà.
Per contro, visitatissimi i laboratori e i corsi, in particolar modo quelli di femminilità per gli adulti e di circo per i bambini, con il saggio finale fra risate ed emozioni varie…
Molto interessante e ben preparata la conferenza itinerante del giovane storico Matteo Da Deppo, che ha presentato con passione e dovizia di particolari la vita di tre artisti importanti vissuti in Cadore: Aldo De Vidal, Romana D’ Ambros e Boris Georgiev.
Fra le esposizioni permanenti, tutte degne di nota, citiamo le splendide tavole in bianco e nero disegnate da Angelo Feltrin, la bellissima shilouette di donna incinta di Mayte Sasot Soriano, l’apprezzata installazione totemico-televisiva di Eleonora Morassut, le finissime indagini post-fotografiche di Francesca Della Toffola e le immagini in bianco e nero grezzo di Alessandro Viglino, le straordinarie incisioni di Tiziano Toscani, una bellissima stanza occupata interamente e poeticamente da un gruppo di artisti veneziani “capitanati dalla bravissima ritrattista Elena De Rocco, i disegni nervosi, complessi e talvolta irriverenti di Giovanni Antona di Pieve di Cadore (avviato a diventare un ottimo street artist), le tele informali e coloratissime di Walter Bernardi, i bei ritratti su fondo nero di Farbod Ahmadvand, artista iraniano, le stupende tavole schizzate di Roberto Vian, genio del fumetto e studioso del mondo globale, le strane fotografie virate di Krzysztof Jablonowski, insegnante di fotografia e grafica
all’ Università di Varsavia.
Belle le fotografie in bianco e nero della giovanissima Stefania De Michiel, sempre efficaci e moderni gli esperimenti grafici e fotografici di Marco e Massimo Pegoraro,
bello l’ accostamento delle foto di una sensuale e coloratissima modella di Gianni Ceroni con le immagini di una Erto deserta e cadente di Ettore Gàlata Rizzardini.
Belle e vivissime di colori le grandi tele di Tapa, realizzate assieme alle piccole figlie.
E poi gli altri artisti, tutti bravi e sinceri, senza dimenticare gli organizzatori, Francesca e Vito, che hanno aggiunto alcune zampate fotografiche di bianco e di nero alla compagnia creativa.
Infine, ci permettiamo di segnalare un paio di giovani nomi, che ci hanno particolarmente colpito: Francesca Gerardini, originale e bravissima grafico-pittrice
di Lorenzago e Mauro Canei, eccellente pittore surrealista di Lastreghe.
Due autentici talenti di cui sentiremo ancora parlare.
Insomma, una mostra per l’ arte e per gli artisti, specialmente i giovani artisti dei quali abbiamo tutti un gran bisogno. E sono sicuro che loro ci ripagheranno con arte viva, urgente e vitale.
E a proposito: se volete provare a partecipare alla prossima edizione, mettetevi in contatto con noi: info@lorenzagoaperta.com. Vedrete che qualcosa succederà di sicuro…
Ecco “Lorenzago Aperta”: un luogo di disordine creativo, la rappresentazione dello studio, della testa e del cuore di un pittore, un bellissimo “caos elegante”, come nei versi di Julian Cope.
Io immagino che lo stesso caos emozionante regnasse nelle stanze dei nostri genitori mentre cercavano di concepire i loro figli. Cioè noi….
Arrivederci alle prossime edizioni.
Vito Vecellio e Francesca Casanova
Ass. Culturale “ImmaginAria”
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